venerdì 31 marzo 2017

Terry Bogard VS Guile








 Ebbene, stavolta ho deciso di fare qualcosa di un pò diverso rispetto alle inquadrature precedenti, un'inquadratura dall'alto, stile terza persona con Terry Bogard come soggetto "protagonista", nell'atto di sferrare un "Power Dunk" su Guile (ritratto a sua volta durante l'esecuzione di un'onda "Socic Boom").
Come per il resto degli artworks ho utilizzato : matite (sketch), blender (stage di Guile), Gimp (adattamenti ed effetti), Inkscape (sonic boom e stemmino), MyPaint (painting dei personaggi).
E' stato parecchio divertente da realizzare, così divertente che ho fame.
Di seguito gli step-by-step, fasi di realizzazione dell'artwork in questione...






  









martedì 28 marzo 2017

Jin Kazama VS Anna Williams


 Questa volta, i personaggi rappresentati sono : Jin Kazama e Anna Williams, della serie di giochi Tekken.
Ho seguito un'impostazione personalizzata per l'outfit di Jin, ed un'impostazione ispirata a Tekken 2 per Anna Williams.
Lo stage è una rifacimento (non proprio fedelissimo) dello stage di Tekken 5, denominato "Moonlight Wilderness".
Come per il resto dei miei artworks, i tools utilizzati sono stati: matite (sketch), Blender (stage), MyPaint (painting dello sketch), Gimp (sovrapposizione del painting, effetti e adattamenti/modifiche ulteriori). Immagine di dimensione 3000x4000 (qui mostrata a versione ridotta).
Lo stage è stato divertente ma faticoso da realizzare, dato che la versione in mio possesso di Blender, ha un trattamento molto lento degli effetti particellari, in questo caso parlo dei "batuffoli" sparsi qua e là, usati come plane diffuso in stile "Hair" su tutto il piano. Lo stesso edificio non è praticamente identico a quello originale ed in genere ho sfruttato uno stile personale nella stilizzazione.
E' stato un disegno semi-commissionato, nel senso che doveva inizialmente rappresentare Maya e Sabrewulf di Killer Instinct, ma l'idea non mi è particolarmente piaciuta, quindi eccoli qua... Jin e Anna.
Non potevo che far vincere Anna perchè sto disegno è un regalo a mia sorella... che si chiama appunto Anna. Le ho detto che la bionda era Nina e non Anna, ma vabè, posso sempre disegnare Nina in altri contesti.... magari in un bello scontro semi-lesbian contro Mai Shiranui oppure... mmm idee interessanti per la testa.... si vedrà!
Per ora, ecco gli step di realizzazione:










sabato 25 marzo 2017

Gohan VS Buu


Ed eccoci con un nuovo artwork, ottenuto con lo stesso metodo di molti miei altri artworks recenti. Mi pare quasi ripetitivo, ma lo espongo comunque: sketch a matita, stage in Blender, painting dei personaggi in MyPaint, adattamenti ed effetti vari su Gimp. L'immagine originale è di circa 3000x4000.
Stavolta i personaggi coinvolti sono Gohan e Buu di Dragon Ball Z.
Non saprei perchè proprio loro, di fatto non c'è stata una grandissima ispirazione dietro questo artwork.
Ho scelto Gohan tra i protagonisti perchè, diciamo, è il mio preferito. E' l'unico personaggio che denota una insicurezza iniziale, per poi diventare abbastanza bravo.
Ho scelto Buu come antagonista perchè ovviamente è molto iconico come personaggio, uno dei più strambi.
Di seguito... le varie fasi di sviluppo dell'artwork.









Per convinzione

Certo che a discutere con i mangiacarne... alla fine la frase di tipo cannibalistico esce sempre fuori, a dimostrazione di quanto sia psicopatologico mangiare carne... e quanto sia feticistico mangiare derivati.
E' ovvio che, se qualcuno ingenuamente mette in risalto i propri difetti (come il sostenere la correttezza del proprio squilibrio mentale) su facebook, ci si aspetta sempre che qualche altro, affine, psicopatico gli dia ragione. Ma non è sempre così. Di fatto se gli fai notare che sono psicopatici, solitamente si incazzano. E ci credo. Scoprire di essere psicopatici così, su facebook, deve essere deludente. Così come deve essere MOLTO DIFFICILE accettare il fatto che si è in parte abbastanza psicopatici, se si è dediti al consumo di carne e derivati.
E non è arroganza, è una semplice osservazione che pure un bambino potrebbe fare, non ci vogliono grandi scienziati...
Basta un ragionamento banale per capirlo ancora prima di cimentarsi in forme di "dibattito" con loro: mangi mammiferi o altri animali morti? E' necrofagia. Mangi animali della tua stessa specie (mammiferi) ? E' cannibalismo. Mangi secrezioni animali (latte, uova, miele) ? E' feticismo, simil-coprofagia.
Sopportare una simile coscienza potrebbe essere intollerabile, quindi la cosa più ovvia, da parte loro è sostenere l'interdizione (specie se corroborata dall'assunzione di droghe) di coloro che reputano certe usanze alimentari totalmente devianti. Così cercano di capovolgere i ruoli, facendo umorismo superficialissimo e negando con fare nazista il fatto stesso che è in atto una forma di persecuzione mediatica nei confronti di chi cerca semplicemente di far ragionare la gente.
Eh sì, ragionare è davvero poco divertente. Senza dubbio.
Mi chiedo se sia più divertente mangiare carcasse e secrezioni, mandare avanti un mondo che si nutre di violenza e poi stupirsi (da bravi moralisti perbenisti) se nel mondo esistono assassinii, genocidi, disempatia generalizzata, sangue, morte, guerra e così via.
Da questa semplice serie di domande è possibile, dualisticamente, distinguere tali soggetti in : sadici o ignoranti. I sadici godono nel vedere la sofferenza, nell'impartirla, nell'umiliare, uccidere, cibarsi della preda, etc. Gli ignoranti semplicemente non hanno un pensiero proprio e così vogliono restare, ribellandosi a coloro che cercano di farli ragionare. L'incoscienza potrebbe essere un fattore comune ad entrambe le categorie, ma solitamente i sadici dominano sugli ignoranti e gli ignoranti aspirano al ruolo di sadici così da "assaporare" maggiormente un livello di vita che li ha abituati a subire. Dopo una vita di sopprusi, l'ignorante, vorrebbe pure la sua rivincita (e quale modo migliore di quello di un capro espiatorio)?
Così come i popoli romani, con i loro despoti e consiglieri, usavano i martiri cristiani per intrattenersi... così come i nazisti utilizzavano categorie ad hoc (quali ebrei, polacchi, rom, disabili, omosessuali, oppositori del regime, etc.) per mantenere lo stato delle cose: un potere che avvantaggiava i pochi sadici, a sfavore dei molti ignoranti.
Diventa ovvio pensare che, in una società del genere, l'identità è il nemico: più si ha qualcosa in cui credere, più si crede in qualcosa, meno possibilità hanno coloro che guidano l'assetto pubblicità/industria di fare guadagno.
E' il guadagno a spaventare. Gente che lavora in ristoranti, gastronomie e macellerie che dalla morte degli animali prendono un sacco di soldi o quello che gli basta per vivere (a seconda che appartengano ai sadici o agli ignoranti). E' la paura di dover cambiare il proprio lavoro " se i vegani dovessero vincere ".
E' questa la parte più buffa e grottesca: non è tanto l'insieme di motivazioni, le cause del fenomeno, ad interessare. Non è l'assoluta indifferenza nei confronti del dolore altrui, cosa che dovrebbe essere il fulcro evolutivo della società. E' la comodità con la quale si vede nel "veganismo" una squadra, un fenomeno, un insieme di individui. La logica "squadrista", si potrebbe dire, favorisce la dicotomia, impedendo la comprensione.
Per chiunque a cui è facilitata l'esistenza tramite la morte o la sofferenza altrui, generare etichette di appartenenza è un gesto doveroso perchè a quella etichetta, per generalizzazione, si può affrancare un certo livello di interdizione.
Si è pazzi se tutti credono che fare una certa cosa sia da pazzi.
Quindi, se per un certo numero di anni si diffonde la convinzione che fare certe cose (come fotografarsi in bagno o roba simile) rappresenta un atto "normale",  per un certo numero di anni si può anche dire che "appartenere alla squadra X" è da stupidi, insensati, sognatori, interdetti, pazzi, etc.
Non importano le motivazioni, l'etichetta garantisce ad ogni ignorante la possibilità (tipicamente user-friendly) di ignorare le motivazioni. Si passa dunque da "facilità rappresentativa" a "facilità anti-intellettiva". L'etichetta non serve più a descrivere qualcosa in sintesi, serve dunque a fare in modo che tu, riconoscendo l'etichetta, sappia già se quella cosa è "affidabile" o meno. Poco importano i valori che trasmette.
La conoscenza umana, dunque, è racchiusa in tags.
Si respira "modernità" nell'omologazione, ma si esclude con facile cinismo che qualsiasi forma di "modernità" è un aspetto ridicolo o mitizzabile del futuro.
I social permettono di vedere dentro il cinismo delle persone, il social è una specie di confessionale nel quale tutti si sentono legittimati a commettere anche il più sacrilego atto di cinismo sfrontato nei confronti della sofferenza... evidenziato il quale, di default, l'accusa rimane sempre quella di essere "arroganti, saccenti, vittimisti, pressappochisti, etc.".
E' come assistere a un diverbio del tipo:
- Hey la tua maglietta è viola!
- Ma che dici, sei scemo? La mia maglietta è rosso + blu.
Praticamente, se io dico ad un qualsiasi mangiacarne che è uno psicopatico devoto al cannibalismo e complice/sostenitore della violenza nel mondo... come risposta mi viene detto " Eh no! ".
Ma come giustificazione a questo " Eh no! " non trovo granchè se non l'ennesimo attacco personale, l'ennesima minaccia, l'ennesima dimostrazione di cannibalismo, l'ennesima dimostrazione di incapacità personale nell'affrontare una critica rivolta a loro.
E' davvero patetico starli ad ascoltare.
A volte mi chiedo se non è l'invidia a motivare le loro azioni.
Basta immaginare la loro situazione:
- loro, illusi di possedere una causa per la quale vivere; illusi di possedere una struttura morale solida, lucida e trasparente; illusi di fare la cosa giusta, di credere nella cosa giusta, di seguire la perfezione; abituati a farlo, incentivati a farlo, sottomessi nel farlo; incapaci di cambiare, di resistere, di provarci soltanto; convinti e orgogliosi fino al midollo
- gli altri: gente "stramba", che " non sa quello che dice ", etc. etc.
A me pare piuttosto che una carenza di sana immaginazione sia il vero problema. Si fugge via dalla capacità di immaginare ed immedesimarsi perchè è pericoloso per la struttura del proprio ego, perchè l'ego vacilla se qualcuno prova a spostarlo, anche solo a soffiarci sopra il loro ego si ribalta, cade e si infrange in pezzi. Da fuori è impossibile, ma se lo facessero loro, da dentro le loro teste, probabilmente qualcosa potrebbe smuoversi.
E' il timore di rivalutarsi, di possedere un'identità.
Vedo tante identità, una uguale all'altra, per convinzione.

Convinzioni che dicono...

" Sei l'anello mancante di una macchina che non funziona, praticamente sei l'ingranaggio difettoso di una catena da bijotteria.
I tuoi disegni fanno cagare gli stitici, pertanto operi miracoli. Bravo Gesù.
Sei pazzo, perchè è normale che la gente mangi altra gente.
Il make-up è una forma di emaciazione che contraddistingue i tossici.
I piercings sono pure tratti inconfondibili di tossicodipendenza.
La tossicodipendenza da carne non esiste. Le proteine ci vogliono.
I tossici sono cattivi perchè lo dice IL DVCE!!!11
Hai carenze di B12 se quello che dici offende la falsa stima che ho di me.
Non esiste la persecuzione se almeno non fai 100 morti. A quel punto puoi dire che sei veramente perseguitato. Di fatto, per esempio, non esiste lo stalking ai danni di una donna se prima la donna non muore. Di fatto se dici "sporco ebreo" ad un ebreo, l'ebreo non si offende a meno che non lo ammazzi. Di fatto non si uccidono le bestie per mangiarle, le si converte magicamente in carne.
La goliardìa è una forma coraggiosa di linciaggio.
Le fonti scientifiche sono scientifiche, purchè qualcuno dica che siano scientifiche e vi siano abbastanza persone da confermare, anche senza prove scientifiche, che sono fonti assolutamente scientifiche.
Ti voglio bene, ma voglio più bene al male.
Sei un arrogante se dici la verità.
Sei saccente se usi l'immaginazione precognitiva.
Sei vittimista se accusi un soppruso.
Commetter sopprusi su una pagina goliardica fa molto ridere.
Se su una pagina c'è scritto PUNK allora è sicuramente PUNK.
Se sbagli un accento, le tue tesi sfaldano.
Il negazionismo filo-nazista non sussiste se in fondo ci si vergogna ad essere nazisti.
E' più facile raggruppare un pensiero in un'etichetta o nel nome di una squadra, così i canti da Ultràs vengono meglio.
Abbraccio le mie cause così forte da strozzarle, ma a dire il vero non abbraccio alcuna causa così che nessuno possa accusarmi di ideologicidio.
A me piace parlare di ciò che mi piace fare.
Ora ti attacco sul personale perchè ho finito le cartucce.
Solo perchè sei più capace di me a resistere alla carne non vuol dire che io debba riflettere sull'ingiustizia per cambiare la mia alimentazione. Vuol dire che sei presuntuoso perchè mi ci fai pensare."

mercoledì 22 marzo 2017

Odia il cambiamento

Ormai ho capito che abbassarsi al livello degli anti-vegan è un reato contro sè stessi e la propria intelligenza.
Non ha senso combattere gli psicopatici, quella è gente che va curata.
Gente che pensa al contrario. Gente che non sa distinguere il falso dal vero. Solo col sarcasmo capiscono.
Ad essere troppo diretti con loro, caschi nel loro gioco. Ed invece devi giocarci al loro gioco, usare i trucchi, manometterlo e manovrarli a pensare che in fondo non hanno un pensiero critico loro: loro obbediscono solo al proprio gusto, non hanno resistenza psicologica per combattere se stessi, rivalutarsi, giudicarsi, mettere sè stessi in discussione.
La loro "forza" consiste che singolarmente non hanno alcuna forza. E' nella logica di gruppo che la loro mentalità trova un aggancio.
Non è un caso che pongano l'esempio dell'isola deserta in cui il vegano non sa come gestire la propria alimentazione: perchè ciò che temono è la solitudine.
E per timore della solitudine, deboli psicologicamente come sono, non sanno fare una scelta che richiede pensiero autonomo.
L'auto-coscienza è ciò che disprezzano maggiormente, perchè sanno che la verità potrebbe ucciderli da soli uno ad uno. In gruppo, però, sono qualcosa. Come formiche.
In gruppo loro sanno che qualsiasi cosa si dica, purchè rappresenti l'istinto primordiale anche in minima percentuale, è ciò che conferma la loro mentalità.
E la loro mentalità è del resto una forma sviluppata e raffinata di cedimento al gusto e alle tradizioni.
Staticità dunque. Diffidenza, staticità, convinzione, persistenza, irremovibilità, freddezza, questo li muove o esalta ulteriormente la loro immobilità.
La proposta al cambiamento non fa loro alcun effetto, nemmeno la critica più spassionata, il dito puntato, etc.
Sanno, dalla loro, che qualsiasi forma di cinismo disincantato non è condannabile se è espressa nel contesto di rilascio emotivo comunemente approvato.
Di conseguenza non c'è determinazione morale.
Come selvaggi.
L'immoralità per loro non prende il principio etico come punto di partenza. L'unica immoralità è quella determinata dall'infrazione di una regola comune.
Una forma organizzata di pensiero critico, una forma collettiva di pensieri critici è l'antifona alla loro unicità collettiva. Da una parte un unico cervello che pensa per tutti, dall'altro tanti cervelli che pensano ad una sola cosa.
Nel primo caso è più facile non farsi tanti problemi, adagiarsi su quello che l'altro pensa e confermarlo in continuazione.
Dall'altra parte, impegnarsi affinche il cervello in comune che hanno sti stronzi, rappresenta un inutile sforzo.
Sono deboli, e i deboli non vanno maltrattati.
Vanno compatiti, accarezzati e coccolati.
Come bambini.
Eppure nulla li distanzia dalla solitudine imperante: loro si impegnano per porvi rimedio, ma sono soli comunque.
Sono soltanto "soli in compagnia".
E non vivono la PROPRIA vita.
Vivono una non-vita, con un non-pensiero, una non-ideologia, una non-critica, una non-determinazione.
Mettono il "non" dappertutto, per il solo fatto che hanno troppa paura di fare veramente qualcosa.
Si comportano come animali da stadio, pensando che un'etichetta sia una bandiera, quando in realtà è una forma di facile attribuzione che dovrebbe far pensare ad una serie di fatti incresciosi sui quali non vogliono prendere coscienza.
Questo fa in modo che loro possano pensare che vi sia una lotta tra due fazioni, una dicotomia, una forma di opposizione e di resistenza.
La realtà è ben diversa.
Il corpo dell'umanità è in cancro, e le uniche cellule che se ne sono accorte sono quelle che non sono ancora morte e che combattono anche contro sè stesse per determinare un cambiamento.
Ma ahimè, ogni cellula pensa solo e soltanto a sè stessa.
Vedono la notifica di una situazione allarmante come una situazione negativa, quando è solo un avvertimento.

martedì 21 marzo 2017

Law VS Dhalsim

 


L'ultimo artwork prima di questo risale a dicembre 2016. Sono passati ben 3 mesi, durante i quali mi sono cimentato in altri progetti come Pathologically Omnivore, il mio primo indie-metal album strumentale.
Esauritasi la vena creativa in ambito musicale, eccomi dunque nella produzione di un nuovo artwork, una nuova illustrazione. Stavolta i personaggi coinvolti sono Forest Law e Dhalsim.
Forest Law appare come in Tekken 3, quasi la stessa veste.
Dhalsim, invece, è stato radicalmente cambiato. Non più sadhu con i teschi al collo (ho sempre sostenuto che fosse un Agori, per via dei teschi e del macabro del personaggio), bensì ho immaginato un Dhalsim più Vaishnava, addirittura dalla pelle dello stesso colore di Krishna. Decorato quindi con ghirlande di fiori, collane e anelli d'oro, e con una veste color zafferano più viva.
L'artwork è stato realizzato con la "solita tecnica": sketch a matita, scansione, realizzazione dello stage in Blender, painting dei personaggi in MyPaint, sovrapposizione dei personaggi sul rendering / finalizzazione e aggiustamenti in Gimp.

Ho usato svariate texture di tipo fotografico per la realizzazione dello stage, che riprende lo stage di Law in Tekken 3, pur non rappresentandolo in maniera assolutamente fedele.
Ecco gli steps di questo lavoro durato 2 giorni intensi, ma piacevoli e attivi.














venerdì 17 marzo 2017

Eutanasia 3.0


La gente pensa che essere user-friendly sia la risposta a tutto.
La gente pensa che esporsi sia un modo di "vivere", escludendo in automatico tutti quelli che non possono e non vogliono.
La gente, così, stabilisce i confini, la settorialità dell'esistenza. Stabilisce chi è vivo e chi no, fottendosene completamente di come stanno le cose veramente, completamente persuasa da un atteggiamento comune.
La gente è persuasa, e persuade a sua volta.
Così fottuta nel cervello, la gente, da pensare che la propria sottomissione ad una volontà impersonale ed intangibile sia una vera forma di autenticità, di affidabilità, di solidità.
L'unica cosa solida è il fallimento globale.
La gente pensa che spendere il proprio stipendio in un device inutile sia il cambiamento, ma non è così.
Poveri coglioni.
Una volta la falsità era velleità dei personaggi famosi, degli attori, dei personaggi pubblici.
Oggi sono tutti falsi, tutti attori. Non è fantastico vivere in un film globale? Perchè mai ci si dovrebbe lamentare?
Oggi l'esposizione mediatica, la possibilità di far vedere a tutti la propria faccia, è a disposizione di tutti.
Di tutti, tranne di coloro ai quali importa veramente di qua. Hai speso tutte le tue energie nella mercificazione della tua identità, eppure ti lamenti.
Cosa cambia? Cambia che non siete famosi per niente, non avete fatto nulla di rilevante, non siete attori nè fotogenici, a nessuno interessa veramente di voi se non in quei miseri secondi che servono per cliccare sul pollice opponibile. E la cosa ancora peggiore: nessun introito dalla vostra tanto agognata celebrità.
O forse qualcosa cambia, ma siete troppo stupidi, troppo impegnati o semplicemente troppo sfortunati per capire cosa agisce "in sottobuglio" contro di voi e al contempo, per voi. Per quel lato masochistico di voi che ha accettato una sfida che non volevate accettare. E' troppo tardi.
Siete solo qualcuno che sogna di camminare su un tappeto rosso, bordati dai flash di fotografi inesistenti, meriti irreali, capacità inesistenti, talenti fantasma.
Perchè lo siete, in effetti, fantasmi. Non siete nulla di tangibile se vi convertite in un insieme di informazioni, in serie di unità binarie, di bit, bytes, kilobytes e via discorrendo, a seconda della dimensione del vostro stupido ego.
E vi chiedete perchè la vostra insoddisfazione non finisce, mentre fingete sentimenti per sostenere i vostri egocentrici castelli di sabbia.
La risposta è ovviamente celata dalla vostra stupidità. Basterebbe, per un attimo, dubitare di voi stessi per elogiare il peggiore di quelli che odiate. Tipo me, se mi conoscete, lol.
La falsità non paga e, se oggi tutti sono falsi e lo fanno a ritmo di foto del profilo, nascondersi è la più sublime forma di verità.
O, alternativamente al nascondersi, boicottarsi e tradirsi sempre. Aggiunge difficoltà ed è divertente.
Questa Era è vuota, svuotata, priva di ideali al di fuori dell'immagine.
O forse è l'immagine stessa di quest'Era a farmi completamente schifo e ribrezzo. Forse è la mia stessa immagine, forse tutto mi fa schifo perchè io mi faccio schifo, ma non è così perchè io sono troppo figo. Persino per le mie aspettative.
E al contempo, in questa Era non c'è spazio per niente che abbia veramente valore.
A parte quelle cose che rappresentano il divagare della mediocrità, i sentimenti banali, le cazzate onnicomprensibili, le licenze poetiche, i brevi sprazzi di gioia artificialmente indotti da qualche sostanza sulla quale si fa affidamento. Come la birra. La ganja. Le droghe pesanti. Esistono le droghe pensanti?
Il "valore" è un termine che non ha alcun valore, oggi.
Bell'ossimoro, bel parodosso, bello davvero. Quasi quasi mi faccio una sega pensando a quanto sono arguto, ma forse è meglio che io pensi alle tettone di Brittney Skye. Si, molto più utile. AH. AH. AH. Che tristezza la porno-dipendenza. Sono dipendente dalla pornografia? No, direi più che altro che ne sono piacevolmente stuzzicato.
Non imbrogliate nessuno con la vostra volontà di trasmettere buon umore, perchè c'è una ragione: non vi è alcuna ragione di ricercare il buon umore, se si è di cattivo umore.
Oppure sì, imbrogliate, tanto chi se ne accorge. Non c'è vera distinzione oggigiorno. Ma neanche ierigiorno.
Quindi chiunque voglia dirmi che essere "felici", ricercare la propria "felicità", inseguire i propri " sogni ", fare tutto ciò che gli altri fanno, etc. sia una forma di auto-realizzazione,.... bhè allora siete tristi. Perchè non avreste ragione di ricercare la felicità, se non siete tristi.
O forse siete felici, ma siete comunque vanitosil.

Parliamo del suicidio, per esempio.
Anzi parliamo di centinaia di suicidi, gente giovane, circa 130 (forse di più forse di meno, si sa come vanno i media, talvolta ingigantiscono e talvolta sono sprovveduti o volutamente oscurati). In Russia.
Di recente, come evidenziato in questo articolo

https://www.thesun.co.uk/news/3002981/blue-whale-game-suicide-russia-rules-challenge-social-media/

Sono accaduti dei suicidi relativi ad un "gioco" sociale.
"Gioco sociale ", social, bel termine. Fa pensare a "sorrisi", "divertimento", "partecipazione", "collettività", etc.
Fa pensare a qualcosa di positivo, formante, educativo.
Ed invece è una vera merda. Anzi una mmmerda, come direbbe Butthead.
Eppure, voglio dire, c'è da chiedersi cosa vi sia di formativo nel masochismo auto-chirurgico, in 50 giorni di supplizi assistiti con suicidio finale.
Minchia sei, Kroenen di Hellboy?
C'è da chiedersi come mai lo "spirito d'adesione" faccia questi scherzi.
L'adesione è una merda.
Anni fa, per esempio, lo spirito d'adesione fece in modo che molte persone prendessero un secchio pieno d'acqua e se lo versassero in testa. Tale sfida, divenne "virale", divenne "emulata", divenne "seguita", etc. Tutti questi temi in virgolette, sono capisaldi della cultura odierna. Sono, di fatto, il modo in cui la gente "vive" la propria "vita". Una vita in "virgolette". Una vita sostanzialmente sarcastica. Una parodia di una vita vera. L'immagine, come imitazione digitalizzata di una realtà percettiva già di sè incompleta (se etologicamente confrontata), diventa il perno esistenziale.
Meglio il porno del perno, fidatevi.
Dopo che la TV ed il Cinema hanno praticamente imitato a tal punto ogni forma di sostanziale autenticità esistenziale e tramutato ogni atteggiamento umano  in una memorabile forma di recitazione, che più è memorabile più è trasmissibile e ripetibile, Internet non può essere da meno.
Non può esserlo tanto quanto l'ultimo arrivato della famiglia. Deve far pur qualcosa di "figo" per farsi notare, ne va della sua auto-percezione identitaria.
I più ottimisti diranno che rielaborare un tema qualsiasi rappresenti una forma di riflessione, ma la rielaborazione di un qualsiasi contesto non è integra se deve soddisfare le aspettative di chi non vuole guardare la verità in faccia, ma solo disegnarci attorno i propri sogni.
Incubi.
I sogni così non fanno parte di una parte distaccata dell'esistenza, relegata al territorio di competenza: il sonno. Fanno parte della vita stessa e tutti, la maggiorparte, pensa che questa inclusione si un modo simpatico e positivo di vivere. Questo genere di persone esclude l'esistenza degli incubi. Fai entrare un sogno nella tua vita, aspettati gli incubi che dietro di esso si nascondono. Sembra naturale, ma non lo è per tutti. Questo perchè i sogni attraggono tutti, e gli incubi non si fanno mai vedere da nessuno prima di attaccare.
Attaccare e rilasciare, siamo i tasti neri della società.
L'a-criticità del ragionamento umano, oggi, non salva nemmeno i più colti.
O forse è meglio dire anti-criticismo. Oggi, dire qualcosa contro qualsiasi cosa, se non in maniera tediosamente ironica, è blasfemia.
Anzi, sono proprio i più colti, i più intellettuali, i più perspicaci, ad essere i più manovrabili. E questo perchè semplicemente lasciano che il proprio ego decida per loro cosa è importante. Non è importante la verità, oggigiorno. E' importante la gloria.
Death or glory! Why not both?
Quale mezzo per raggiungerla? Qualsiasi. Purchè generi interesse, curiosità, stordimento. Si è storditi, si deve essere storditi e bisogna necessariamente stordire l'interlocutore. Non importa se c'è un messaggio da trasmettere. Anzi, il messaggio è il nemico. La sostanzialità di qualcosa, la capacità di apprendere, l'integrità... tutti questi elementi e fattori, ormai fagocitati e vomitati da generazioni che non ne hanno fatto completamente l'uso che andava fatto, hanno lasciato solo i postumi di una sbornia ideologica che di innovativo ha solo i componenti.
Componenti tecnologici.
Si apprende così tanto e così tante cose stupide che è inevitabile diventare stupidi. E se non lo si è, se si è invece intelligenti, o pensanti, critici... si è automaticamente sfigati, ignorati.
Sai il cazzo che me ne frega se vivi in un loft. Io starei bene anche in galera, coglione.
Di chi è la colpa?
Di Steve Krug.
http://www.tecnichenuove.com/don-t-make-me-think-10201.html
Ok, a dire il vero è colpa di sua moglie, ma c'è da leggere il libro per comprendere tale messaggio.
Per sintetizzarvelo, c'è da dire che la velocità d'uso di qualsiasi cosa su internet, e la stessa evoluzione del linguaggio web ha seguito di pari passo l'autorevole opinione di quel "genio".
Genio staminchia, ovviamente.
Basandosi sul fatto che sua moglie è una totale idiota, ha fatto in modo, quel "genio" di dire a mezzo mondo che un sito è buono se, in parole povere, non ti fa pensare, se azzera totalmente le tue capacità di pensiero, se ti permette anzi ti induce direttamente all'azione.
Il manipolatore di una società idiota. Votata all'idiozia perenne.
Quel depresso di merda ignorava, probabilmente, che la depressione è una scarsa affluenza di sangue al cervello determinata da una limitata attività cerebrale. Meno pensi e più sei depresso. Più sei depresso, più sei labile. Un sito "buono", secondo Steve Krug, deve in pratica portare il visitatore in depressione, mostrare tutto in una volta sola, subito, senza permettere il ragionamento, facendo in modo che la sua usabilità sia immediata. Non deve esserci ragionamento, complessità. Tutto deve essere semplice, spiattellatto, immediatamente comprensibile.
Cheppalle.
Non notate che vi sia una certa somiglianza tra questo atteggiamento progettuale e l'evidente stato espositivo della realtà social?
Sì che si nota. Bisognerebbe completamente coglioni per non notarlo.
Oh, certo, poi c'è da dire che il grande apporto funzionale della navigabilità, che un sito deve in qualche modo "aiutare" l'utente a trovare la strada giusta verso ciò che vuole e farlo in maniera che dia utilità al sito stesso, di modo che generi un facile profitto. Anche in questo caso, non credete che sia l'ottenimento, il profitto, la "convincibilità" di qualcosa a determinare una distorsione attitudinale nell'atteggiamento di cui usa e abusa dei social esponendoci dentro tutto ma proprio tutto ciò che concerne la propria vita, dai primi passi del proprio bebè, alla propria incarcerazione? Il web è pieno di questi esempi, di gente che dice qualsiasi cosa su di sè. Qualsiasi. La democratizzazione del Truman Show.
Everyone's show.
Dato che tutto il Web si basa sulla facilità d'uso, anche i rapporti umani, che dalle dinamiche e dalla struttura del Web sono influenzati (o determinati, addirittura), saranno basati sulla facilità d'uso, sul criterio dell'usabilità. Gli altri ci appariranno usabili.
Utilizzabili fino allo stremo delle loro risorse, senza possibilità di interpellare la coscienza che abbiamo volutamente represso.
Il termine "amico" che dovrebbe avere una connotazione basilare nella struttura psicologica di ogni uomo, come fondamento dell'animale "sociale" che siamo, diventa solo un dato statistico, un numero marketizzabile per avere views. Non ci importa cosa la gente pensa di noi, purchè dica, assista e condivida.
Tutto per il sacro marketing! 

Tutto facile, dunque.
Vuoi essere mio amico? Facile, clicca sto tasto. Chi se ne frega se per essere veramente amico di qualcuno devi superare delle tappe antropologiche necessarie che nessun Captcha sarà mai in grado di battere.
A meno che non ci sia da riconoscere cartelli stradali.
Chi se ne frega se la parola "Amico" oggi è inflazionata. L'importante è mantenere l'atteggiamento più user-friendly, più usabile possibile. Di modo che la gente non pensi, che agisca! Pensare è sbagliato, ragionare è sbagliato, criticare e lamentarsi è sbagliato! Questo è il tormentone.
Chi non segue i tormentoni?
Chi se ne frega se Internet è nato come strumento militare, ed è tutt'oggi popolato al 90% da siti pornografici.
Grazie al cielo!
Ci sarebbe, invece, da non fregarsene.
O da osservare la questione sul piano critico.
Non ci sono sentimenti su internet, non può esserci "socialità".
Figuratevi una relazione che nasce su internet, che si ciba di internet, basata su ciò che si condivide su internet.
E' impensabile che Internet, studiato solo per intrattenere, commerciare, stabilire contatti e muoversi virtualmente, sia il despota indiscusso della nostra condotta.
E' impensabile quanto ficcare le proprie dita in una presa elettrica.
Ma così è. Così la gente fa. Questa misera roccaforte neo-ideologica basata sui sentimentalismi chiamata web 3.0, che fa in modo che persino i bambini possano avere a che fare con questa merda.
Questa merda.
Ed ecco il risultato.
130 suicidi.
Bello!
Come si  è passati dall'usabilità a questo, c'è da chiedersi. Forse la risposta è più semplice di quello che si crede. La facilità d'uso di qualsiasi cosa ne aumenta automaticamente la frequenza d'uso. E' facile bere un bicchiere d'acqua, ma è ancora più facile bere un cocktail alcolico. La differenza sta nel fatto che il cocktail alcolico ti induce a prenderne un'altro e un'altro ancora. Cosa fai alla fine ? Vomiti.
Qualsiasi cosa che genere piacere o la promessa di un piacere è facilmente ripetuta. Fa piacere di certo essere notati, acclamati, onorati e riveriti. E' una "cosa" umana, appartenente al tessuto psicologico di tutti. Entri nel mito se fai qualcosa che tutti fanno, ma la fai meglio.
No shoes, no shirt, no dice. Non entri nel mito se non fai qualcosa di veramente figo, attinente alla generazione d'appartenenza, quella vuota dei suicidi.
Quindi, se tutti, oggi, fanno gli idioti, rinunciano alla criticità, si lasciano andare a qualsiasi atteggiamento di massa, partecipano a qualsiasi cosa senza barriere psicologiche, lasciano andare qualsiasi inibizione, smettono di essere rigidi riguardo a qualsiasi cosa, si "aprono" al mondo e alle sue "innovazioni" con tutto il loro cuore....tutti ma proprio tutti possono uscire dal proprio essere "sfigati" ed entrare nel fantastico regno di chi esiste, di chi è "qualcuno".
O qualcosa.
Il problema è, ovviamente, che non è così facile ottenere il successo.
Bisogna impegnarsi!
Eh sì, ormai tutti hanno fatto tutto, c'è poco, veramente poco da scoprire, da fare o da inventare.
Ogni essere umano ha commesso l'idiozia più grande (o per fortuna sembra così) ed ogni idiozia è documentata da video.
Raramente dalle parole. Words suck!
Ogni essere umano è andato oltre la soglia del pericolo, della vergogna e della paura, quindi cosa rimane?
Un bel cazzo di niente.
Facile risposta. Facile ottenimento. Non c'è molto da impegnarsi, specie se il tuo percorso "formativo" per diventare una "star" dura 50 giorni.
50 giorni di divertimento.
Non sarà un problema, dice l'induttore suicida, ti aiuteremo noi. Ti assisteremo noi. Noi non siamo dei patetici individui sadici e manipolatori che vivono nell'ombra del proprio stesso fallimento interiore, noi siamo dei veri e propri coach e ti guideremo verso la tua celebrità.
A caro prezzo.
Ed ecco che, così, il sogno di qualche pezzo di merda con la volontà di decidere della vita altrui, si incontra con il sogno di qualche idiota deluso con la voglia di entrare nel mito uccidendosi.
Privando altri della volontà di vivere si ottiene la propria realizzazione, secondo questi indiscussi geni del crimine.
Well done, Russia, well done world.
E molti si chiedono perchè si debba essere così refrattari al cambiamento. Così diffidenti rispetto a ciò che avanza.
Uuh che brutta cosa la diffidenza.
La diffidenza è un nemico misero, nascosto, che prova vergogna persino di sè. Ragion per cui, la diffidenza è un atteggiamento diffidato: bisogna mostrarsi al pubblico, perchè la democratizzazione ha deciso che tu, essere qualunque, sei importante. Perchè l'immagine della tua faccia può essere non solo contenuta sottoforma di dati binari visualizzabili da un sistema informatico come successione di pixel che nell'insieme formano un'immagine riconoscibile. Ma anche perchè tale immagine può essere trasmessa ad altri e con essa puoi trasmettere tutto il vuoto della tua mente.
Se ancora esiste, una mente.
Questo, i 130 (più o meno) ragazzini russi l'hanno capito. E hanno deciso di andare oltre.
Magari si sono detti " Oh bhè. Questo è il modo in cui vanno le cose. E' solo un gioco."
E hanno giocato.
Il problema è che hanno giocato in un gioco parecchio glitchato.
Hanno giocato al gioco della gratuità. E' tutto gratuito. E' facile ottenerlo, qualsiasi cosa. Nessuno sforzo, in realtà, nessuna forma di abnegazione, di rinuncia, di patimento. Non bisogna essere rigidi. Bisogna, anzi, adattarsi: reagire positivamente al cambiamento e mostrare al mondo che si ha la volontà di mostrarsi al mondo.
Ma mostrare cosa?
Una realtà mostruosa?
Sè stessi?
Ciò che si pensa?
Ciò che si vuole far pensare di essere?
Ciò che si desidera?
Cosa esattamente?


 

giovedì 2 marzo 2017

Pathologically Omnivore


https://soundcloud.com/emanuelepepi/sets/pathologically-omnivore


Volevo presentare, con questo post, un mio side-project attraverso il quale mi sono cimentato nella produzione continuata e assidua di un notevole quantitativo di tracce (200).
Mi trovo, a dire il vero, nella condizione di dover spiegare il perchè di questo progetto che per ora ha riscosso davvero un misero successo, qualche like e qualche ascolto su soundcloud, ma non posso aspettarmi di più sia per via della qualità audio che della tipologia tematica trattata da ogni traccia.
Ogni traccia, infatti, è interamente dedicata al "meraviglioso" modo della discriminazione specistica, nella fattispecie dell'industria della carne e dei derivati.
Personalmente, ho consumato carne e derivati per circa 18 anni della mia vita, dopodichè ho deciso di diventare vegetariano. Tale scelta ha riscontrato un notevole successo tra tutti i miei amici, per usare del fine sarcasmo, e soprattutto in ambito familiare non sono mancate profonde dimostrazioni di solidarietà nei confronti di questa mia scelta etica.
Tralasciando l'inutile sarcasmo, la mia è stata una scelta basata interamente sulla comprensione effettiva e sull'effettiva disobbedienza rispetto a quei canoni di consumo che i più definirebbero "naturale" ma che io, molto diligentemente, definisco "culturalmente indotto".
L'aneddoto che vado spesso raccontando, e di cui la maggiorparte degli interlocutori si è sicuramente dimenticato, era che : un giorno stavo studiando per gli esami di Stato, sono uscito fuori in piena campagna, ho osservato delle mucche al pascolo, sono tornato a casa e ho visto una boccetta di ragù.
"Appetitoso." ho pensato, ma poi subito: "Da dove viene quel ragù?".
Fu, a dire il vero, la prima volta che mi posi quel quesito. Fino ad allora sapevo vagamente come funzionava, che la "carne" come la chiamiamo spesso proveniva dalle mucche, ma non sapevo perchè, come, con quali metodi veniva "estratta", cosa si faceva alle mucche. C'erano molte cose che non sapevo o altre cose che già sapevo che però non hanno destato in me l'interesse che avevo allora.
Decisi in quel momento che sarei diventato vegetariano, ma attenzione: non era l'importanza di diventare qualcuno o qualcosa, di entrare in uno schema o in un'etichetta. La mia idea era che le mucche, tutto sommato, mi stavano simpatiche: se il giorno prima le guardavo negli occhi e loro mi trasmettevano una totale innocenza, che pretesto o motivo potevo avere di permettere a qualcuno di schiavizzarle, trucidarle e servirmele in un piatto?
Così divenni vegetariano, cioè attuai quella scelta di rinuncia ai prodotti della carne. Poi in seguito mi informai ulteriormente attraverso articoli e documentari, e scoprii che c'era molto più a cui rinunciare : i derivati. Scoprii che un'intero mondo di abusi si celava dietro il banalissimo packaging di un qualsiasi prodotto alimentare e da lì in poi fu il classico "processo iniziatico" consistente nel leggere gli ingredienti di qualsiasi cosa, prima di comprarla.
Ora, allo stato attuale, non posso dirmi di certo uno dei vegani più evoluti che esistano. Molto di ciò che consumo, molto di ciò con cui ho a che fare, purtroppo, ha a che fare con la "maledetta industria" e poco posso farci, purtroppo tali sono i miei limiti. Per esempio: i prodotti tecnologici di cui faccio uso hanno a che fare con lo sfruttamento di qualcuno nei paesi poveri, il portafogli che ho trovato per terra è in pelle, certi indumenti risalenti al passato (indumenti in lana o altro materiale) sono di derivazione animale, e proprio alcuni mesi fa ho dovuto acquistare un farmaco al glucorolattone. Non sono perfetto, ma mi rendo conto che il progresso scientifico e produttivo umano non può soltanto contare sui miei sforzi, ma su quelli di tutti.
Ragion per cui, con certa periodicità, scasso la minchia alla gente riguardo al veganismo, di modo che avanzi una certa cultura che possa determinare un'evoluzione umana verso una nuova concezione del "necessario". Lo faccio su facebook, per esempio, divulgando questo e quell'altro articolo, di modo che la gente almeno pensi di cambiare qualcosa o di far muovere verso la domanda globale verso una dimensione più empatica rispetto a quelle specie animali che, per il solo fatto di non possedere nè il pollice opponibile nè la parola, non possono esprimere la propria voce.
Ed è appunto il concetto dell'assenza di una voce che le tracce di questo album sono puramente strumentali, realizzate con il solo utilizzo di un campionatore di suoni chiamato LMMS (Linux Multimedia Studio), un programma freeware disponibile per tutti.
Dato che la tematica trattata è di tipo violento, basata sulla violenza dell'uomo sulle "bestie", la natura delle mie tracce non può essere che violenta, in quanto specchio di una realtà che odio, che voglio vedere eliminata dalla faccia della terra.
Dato che sono argomenti "brutti e scottanti" ho usato spesso un linguaggio offensivo, termini pungenti, situazioni disgustose, perchè è appunto di questo che si tratta: mettere in risalto l'aspetto tematico di questa infame realtà di cui tutti siamo complici.
E di crimini umani che si parla. Non si parla di pura necessità da uomo delle caverne, costretto alla caccia di animali selvatici. Si tratta di una forma massimizzata di schiavitù che farebbe rabbrividire il più autentico dei nazisti. Oggigiorno si può sviluppare una maggiore comprensione delle opportunità nutritive e curative offerte dal mondo vegetale, e per farlo io voglio distrarre la gente dai canoni ai quali è abituata, facendola scontrare con la dura realtà delle cose, con l'ironico paradosso domanda-offerta che determina sofferenza, morte e atrocità.
Ambiziosamente in lingua inglese, talvolta maccheronica, il fattore lyrics è sintetizzato interamente nel titolo di ogni traccia, composta quasi unicamente di un solo riff o di un riff centrale e, quasi sempre, da un blast beat finale, una successione di colpi che vuol dire " Svegliati! " a chi l'ascolta.
La durata è mediamente di un minuto, poche canzoni durano di più e ciò è un chiaro riferimento alla brevità dell'esistenza degli animali da macello, animali che possono vivere a lungo ma che, a causa proprio della condizione imposta di prodotti viventi, durano molto meno. La brevità di ogni traccia è anche collegabile alla singolarità delle argomentazioni trattate da ogni titolo e dall'unicità del riff. Ciò permette anche l'utilizzo dello spazio permesso dalla piattaforma soundcloud, molto limitativa sul piano dei minuti ospitabili.
E' una serie di tracce basate sul lavoro di bands quali Last Days Of Humanity, Carcass, Napalm Death ma anche di altre bands inerenti i generi doom e alternative metal.
E' stata anche una ricerca personale di riffs e sonorità inerenti il genere death/trash/grind/brutal metal ed un metodo di sfogo personale per restituire a chi fa dell'ironia sulla tragedia, una dose disempatica della stessa medicina.

E' la vergogna dell'uomo, in sintesi, è il caos da disprezzare, è l'ordine da instaurare, è la promessa da fare a chi non deve essere ammazzato per il gusto dell'uomo.
E' un insieme di argomenti, non uno solo, e talvolta è uno schiaffo in faccia, una pedata in culo, una secchiata di acqua fredda, uno sventramento, un'umiliazione necessaria per portare la mente dell'ascoltatore ad un livello meno ovattato e facile di ascolto.
E' un insieme di tracce che richiede pazienza all'ascolto e di sicuro al 90% della gente non piacerà.
Ma come per la scelta che ho fatto e che, per fortuna e volere di Dio, sto mantenendo allo stato attuale, me ne frego.
E' il bene attraverso il male.
E' un linguaggio scomodo e difficile da digerire, da ascoltare e da sopportare.
E' una serie di composizioni che trasuda semplicismo, dilettantismo, anti-professionalità.
E' una successione ridicola, oscena e demenziale di tracce senza evoluzione nè sviluppo, perchè così va il mondo, perchè è il mondo umano che queste tracce vogliono riflettere, perchè ciò che l'uomo crede e fa è al contempo ridicolo, osceno, demenziale, senza via d'uscita se non attraverso la deflagrazione del falso ordine auto-imposto.
E' un'unica noiosa ossessione che rispecchia migliaia di ossessioni, ed è erronea tanto quanto esse. 
Si intitola così, perchè l'onnivorismo è un'illusione gustativa, non una realtà etologica d'appartenenza. 


L'onnivorismo è, a dire il vero, una realtà PATOLOGICA d'appartenenza.

Quindi, che altro aggiungere?
Buon ascolto!

https://soundcloud.com/emanuelepepi/sets/pathologically-omnivore


Ogni traccia è gratuitamente scaricabile e ascoltabile da soundcloud attraverso il link sopra.