mercoledì 31 maggio 2017

#01

Istituzionalizzare un'idea all'interno di un sistema semiologico ben inquadrato come un blog, toglie totalmente la spontaneità del tutto, ma la salva di sicuro da un contesto nel quale il massimo che si può fare è dire con un'immagine che vale mille parole, le stesse identiche mille parole che dice qualsiasi altra persona.
Eppure le paure sono identiche in ogni persona.
L'ubriachezza è comune ad ogni uomo, dal singolo momento in cui prende un impegno con il mondo per mantenersi in vita.
Mentre accettare la morte diventa un remoto traguardo, anche se la morte ci passa davanti a 100 km/h in direzione opposta e la si sfida e le si dice: fottimi, dai. Fottimi, Morte. Ti allontano avvincinandomi a te. Se mi prendi mi prendi per un istante e poi sono di nuovo in vita. Ciò che vuoi è la mia attenzione nei confronti del dolore, unica arma che hai in possesso per ottenere ciò che vuoi: attenzione.
Morte puttana. A tutti ti dai, a tutti ti concedi.
Ma è la vita, la più impenetrabile delle amanti e quindi la più ambita.
Facile è ottenerti, Morte, facile vivere in te perchè tu sei in ogni dove, ma solo come ricordo della tua breve intermittente esistenza.
Inutile pensar male di me, pensando a quanti pensano male di te: tutti.
Niente da fare.
Regola aurea: farsi i cazzi propri, seguire le proprie scelte.
Se gli altri approvano, cambiano.
Se non approvano, non cambiano.
Inutile impegnarsi, sfidare, provocare, insultare, sbeffeggiare, combattere.
Inutile lanciare il dardo, l'avversario lo prende sempre al volo e in direzione opposta lo rigetta, per gioco.
Tutto è un gioco.
Vili manipolazioni, vili trucchetti, nel frattempo la vita scorre e si porta via tutte le speranze e tutte le ambizioni.
Ideali in pasto al marketing, convinzioni che diventano banali slogan.
Idee per prodotti, produrre idee e farsi sfruttare, l'imperativo comando della società schizoide.
Naturalmente schizoide. Tante facce per la stessa identica monotona personalità.
Fermarsi e osservare il tempo, il massimo della meditazione.
Il tempo è Dio. Non il denaro. Carta straccia, successione di codici binari in mano a chi li ha inventati e criptati, tenuti per la gola da una tastiera.
Un tasto e una vita finisce.
Un insieme ben impacchettato di bugie, l'atteggiamento
di branco, un chiasso enorme.
Labile esistenza. Incomprensibilità ed ego.
Graduale deformazione, silente e strisciante cambiamento, gli anni passano e neanche i traumi vengono ricordati.
Eppure è il dolore a definire l'identità.
"Nessuno soffre come me." Ecco il tuo premio: un trofeo riempito di lacrime, le tue.
Aahahah, Dio non perde mai il suo umorismo.
Ride comunque, anche se ogni uomo lo distrugge con un selfie.
Dio: il masochista assoluto.

sabato 27 maggio 2017

Un vegano violento

A volte credo che tra tutti i vegani io sono il più incoerente, se penso che sterminerei tutti i carnivori e lascerei solo gli erbivori al mondo. Ma a dire il vero ammazzerei pure un cervo se fosse minaccioso con me. Sparerei ad una mucca se mi corresse contro. Sparerei ad un cane se volesse aggredirmi. Non credo di essere affatto un "animalista". Ma di sicuro ammazzerei ogni singolo essere carnivoro di dimensioni o capacità superiori ad un bambino, in quanto minaccia per la mia specie.
Sparerei ad un elefante se minacciasse il mio raccolto o a qualsiasi altro animale se intendesse distruggere ciò che io cerco di proteggere.
E' come a dire che si è "umanisti" se si crede che i diritti umani debbano essere rispettati. Siamo animali. Tutti. Aggiungere un "-ismo" a delle concezioni basilari forse aumenta lo charme legato alla propria filosofia, forse ci fa sentire importanti, ma potrebbe essere solo il riscontro di un fallimento interiore che si cerca invano di riscattare con una forma di impegno illusoria.
Come si fa a stabilire cosa ci appartiene "di diritto"? E' tutta una questione di induzione mentale e di padronanza. Un cane che abbaia contro chi passa davanti al territorio al quale è messo a guardia dal padrone, agisce solo in virtù dell'esistenza che il padrone umano gli concede in quel dato territorio.
Un uomo stabilisce intorno a sè stesso il proprio territorio in virtù delle tasse che paga allo Stato affinchè difenda con le forze di Polizia e la Giurisdizione il territorio per il quale l'umano paga dazio.
In entrambi i casi la violenza, la coercizione e la forza rappresentano l'unico metodo per difendere sè stessi e ciò in cui si crede.
L'uomo non ha alcun diritto evolutivo nei confronti delle altre bestie, se penso che anche io come loro sarei disposto ad uccidere se mi venisse leso il diritto al possesso in cui credo.
"Credere" quindi, è un fattore comune anche agli altri animali.
Un cane che ti abbaia contro dall'altra parte della gabbia, CREDE veramente che quello sia il suo territorio, che vi sia un diritto naturale che gli garantisce l'impunità in caso di aggressione.
"Impunità" è un concetto più naturale di quanto si creda, solo l'uomo ha fatto in modo di pervertire tale concetto introducendo quello di "legalità". La legalità è solo uno strumento più complesso dell'uccisione diretta, attraverso il quale l'uomo stabilisce una distinzione tra ciò che rappresenta un vantaggio e uno svantaggio, un sistema di bonus e malus legato al proprio agire.
Sfidi il capo branco, da cane, vieni ammazzato o linciato.
Sfidi il sindaco o qualsiasi altra autorità, da uomo, vieni imprigionato.
I cani e gli altri animali non hanno concezione di "Karma", "Giustizia", "Dio", "Moralità", "Punizione". Ma ciò non vuol dire che l'uomo sia tanto diverso, se dentro di sè desidera allo stesso modo di uccidere una minaccia contro di lui o contro la sua specie, la sua proprietà, etc.
L'evoluzione, l'elevazione spirituale, la moralità, il credo e le religioni potrebbero essere soltanto un altro surrogato di un potere coercitivo per decidere chi comanda il territorio, chi lo gestisce. E di fatto potrebbero esserlo veramente, considerato che il vero metro di valutazione dell'esistenza di una forma di potere è la corruzione.
Nessuno agirebbe per vie morali se non vi fosse una punizione adeguata all'errore commesso.
C'è un motivo per il quale esiste la figura dell "uomo nero" (boogeyman) o di qualsiasi altra forma/spauracchio/immagine demoniaca capace di porre la persona nella condizione di riflettere prima di agire. Si parla in tale contesto, ovviamente, di persone che non possono essere coscienti dell'esistenza di altri fattori ben più spaventosi: come le forze dell'ordine, per esempio.
L'errore stesso, è un concetto plasmato dallo stesso sistema di regole.
Puoi commettere una determinata azione in un posto ed essere totalmente al sicuro da qualsiasi punizione, mentre in un altro posto quel gesto diventa esecrabile, risibile o illegale. Luogo e ruolo determinano la relativa impunità. Puoi uccidere e passarla franca se sei un poliziotto in America, perchè la legge ti permette di uccidere. Puoi uccidere e passarla franca in un supermercato quando compri una fetta di carne, perchè la legge ti permette di farlo. Allo stesso modo un cane sa che può sgozzare tuo figlio o tua figlia perchè non vede un tenero infante innocuo di fronte a sè, ma una creatura non identificata (allo stesso modo in cui un umano la può identificare) che minaccia il suo territorio o non si comporta come un cane.
E' grandioso il modo in cui certi "animalisti" difendono cani e gatti, esseri che si mangerebbero i loro figli, per poi gustarsi una bella fetta di mucca (essere che dei piccoli umani se ne sbatte).
Ciò che spaventa è il senso di importanza che una persona da a sè stessa, per il solo fatto di aderire ad un sistema umano che nulla ha da invidiare a quello dei cani o di qualsiasi altra bestia, sul piano (appunto) della bestialità.

Forse sì. La metà del tempo io sono una persona tranquilla che ama la pace e la tranquillità, ma quando scatta il click della minaccia divento tutt'altro e a quel punto desidero avere un'arma, preferibilmente un'arma che spari, per poter andare dal cane che mi ha abbaiato contro, puntargliela dritta in faccia e premere il grilletto. Non godrei di certo nel vedere il suo cranio deformarsi per l'impatto del fuoco contro di sè, nè per i brandelli di cervello, muscoli, cartilagine e ossa sparpagliati intorno a lui, nè per la visione della chiazza di sangue che va lentamente allargandosi intorno al suo cadavere. Mi fa schifo, a dire il vero, tutto questo insieme di inutili dettagli splatter, così come mi fa schifo vedere la carcassa rigonfia di un cane sul bordo della strada. Mi fa, a dire il vero, pena tutto ciò.

In tutto ciò io riscontro comunque dolore. Se gli sparassi, per esempio, ovunque tranne che nel centro del suo sistema nervoso, il cane guairebbe fino al punto da farmi cadere sulle ginocchia in lacrime, pentito del mio gesto crudele. E a quel punto mi chiederei se ne è valsa la pena. Se ne vale la pena di distrarsi dal proprio percorso per guardare dritto il cane in faccia e sfidarlo. Solo per non sentirsi impotenti di fronte ad una minaccia. Quello sarebbe l'unico vero caso di empatia, quel breve momento in cui si immagina il dolore altrui, si vive nell'altro animale e si desidera di non aver agito così crudelmente. Per poi, volendo, piangere dal rimorso, sorpresi dal pentimento.

C'è da chiedersi perchè non si può vivere con tale "senno di poi" o "senno dell'altro", se così si può definirlo, in continuazione. C'è da chiedersi perchè l'empatia sia un fattore così relativamente breve, perchè, per tutto il resto io non desideri altro che vendicarmi del torto subìto... e subito, in un modo o nell'altro, civilmente o incivilmente (preferibilmente in maniera civile, date le conseguenze legali di ogni azione che comporta violenza da parte dell'uomo... e si badi, qui, che la violenza è legale solo quando l'autorità te la permette... e ciò determina in me l'invidia nei confronti di chi possiede una pistola, può usarla come e quando vuole, contro chi vuole, senza sentire nè rimorso nè ricevere punizione, anzi facendosi pure pagare per farlo).

A che pro abbattere l'ipotetico cane che mi minaccia?
Si è forse diversi dal cane? Il cane non prova paura se qualcuno minaccia il suo territorio? Non ha paura di me se cammino di fronte al luogo della sua sopravvivenza? Agisce per divertimento, il cane?
Non agisce come noi, in quanto cosciente che un suo diritto naturale viene minacciato? Non vede in me solo un altro umano arrogante, che può vivere la propria vita in media fino ai 70 anni, mentre lui, povero cane, dovrà farsene al massimo 15-20 per poi schiattare magari dopo un'intera vita in gabbia?

Sarà specista ciò che dico, ma i cani mi sembrano totalmente stupidi rispetto all'uomo, per questo ho paura di ciò che potrebbero fare.

Forse il cane agisce nella considerazione che il solo camminare o esistere da parte dell'uomo in quella data porzione di terreno rappresenti una minaccia per sè. Ma anche a quel punto cercare di convincere un cane è come parlare in svedese ad un giapponese.

E' un discorso sull'incomprensibilità dell'agire.
L'uomo non comprende il cane, il cane non comprende l'uomo. L'uomo pensa che il cane voglia aggredirlo, magari il cane ha solo paura. Il cane pensa che l'uomo voglia aggredirlo, magari è solo paura. Sparargli dritto in faccia. Se potessero lo farebbero loro, cosa lo vieta a me? Ah già. L'imperante "animalismo" garantista dei diritti del cane, anche quando il cane è notoriamente, sul piano etologico, un carnivoro non dotato di alcun senso di moralità.

Senza ombra di dubbio se mi fosse concesso di sparare ad un cane che mi urla contro, di puro istinto lo farei e senza sentirmi poi così in colpa perchè : quale modo migliore di relazionarsi a qualcuno incapace di trattenere il proprio istinto?


Ma fantasie cinocide a parte, cos'è che impedisce all'uomo di negare a sè stesso la volontà di vendicarsi? Da cosa scaturisce l'orgoglio? Come fa l'orgoglio a determinare il cedimento della ragione a favore dell'istinto fino al punto da convincere la ragione che è per una causa giustissima che si deve cedere all'istinto? Perchè, per esempio, uno Stato che si professa "Cristiano" dichiara guerra ad uno stato che si professa "Islamico"? Forse per la stessa ragione per la quale il linguaggio degli uni non è compreso dal linguaggio degli altri, e viceversa... e allora la propria insicurezza riguardo all'esistenza di Dio, nella forma di Allah, Maometto, Gesù, Geova, etc. viene fuori e ci si confronta.

O forse tutta questa insicurezza, legata alla miseria, viene ben sfruttata di chi conosce per filo e per segno i processi demagocici di controllo di massa ed ha come unico Dio, unico vero valore esistenzial una sola cosa: il denaro. E mentre prende, DA UNA PARTE, un branco di disadattati disperati manipolati, li riempie di soldi e li manda in guerra, DALL'ALTRA PARTE, prende un branco di civilizzati, istruiti, educati ma allo stesso modo manipolati e li manda in guerra contro l'altra parte.
Nel mezzo, la verità che non si vede, potrebbe esserci un bel giro di soldi. Ma non solo quelli, un gran bel giro di idee e soldi, le idee per manipolare le menti, i soldi che servono per mandarli in un posto, e molti più soldi da prendere dagli stessi posti così che alla fine si spende 10 e si ottiene 100.

Allo stesso modo fanno i proprietari delle squadre calcistiche: prendono un branco di stressati da una parte, un altro branco di stressati dall'altra, dicono ad entrambi "Questi sono i tuoi colori, difendili. Accedi allo stadio per sfogare la violenza che la classe dirigente (noi) ti abbiamo indotto." , i tifosi pagano il biglietto dello stadio, pagano le scommesse del totocalcio, pagano le magliette, i palloni, il merchandise legato al proprio "credo" calcistico. Cosa ci guadagnano loro? Si sfogano, hanno qualcosa in cui credere, si creano un'identità di gruppo. Chi ci guadagna di più: lo stadio, i dirigenti, i calciatori.

Poco per moltissimo.

E c'è chi critica l'outsourcing. HAH.

Sempre più potenti al vertice, sempre meno potenti alla base.


Sicuramente l'orgoglio scaturisce dall'illusione di essere imbattibili, di non avere debolezze e di non poter provare paura, sbigottimento, incertezza, insicurezza, panico, vulnerabilità.

Provata la paura, l'uomo si accorge del proprio difetto, incapace di sostenerlo cerca di sopprimere il ricordo di tale difetto (riscattandosi) e questo determina la volontà di utilizzare la violenza.

Al centro delle necessità umane non vi è la sopravvivenza, ma l'orgoglio. Una forma ideologica e raffinata d'istinto. Ed è con la manipolazione dell'orgoglio che si ottiene il massimo della fiducia da parte del prossimo. Attraverso la stimolazione dell'orgoglio, banale tecnica provocatoria, si ottiene la fiducia del prossimo.

Nel marketing si chiama "fidelizzazione", ma per me è solo merda.

mercoledì 24 maggio 2017

Super Cranky Fighters ... makes you crankier !



Lavoro di un mese circa, questa nuova produzione MUGEN, interamente realizzata da me sul piano grafico, audio e coding, comprende diversi pazzeschi personaggi, diversi stages e altro materiale.
Super Cranky Fighters è la mia seconda esperienza nella realizzazione di un gioco completo realizzato grazie all'engine MUGEN, che permette la realizzazione e l'editing molto facile di picchiaduro 2d.
Ho dedicato un blog dove si possono trovare tutte le immagini, i video, le informazioni e il download del gioco in questione.

http://supercrankyfighters.blogspot.com

Come per Faidar, questo gioco ha previsto l'utilizzo di programmi di grafica come Blender, Gimp, Paint Shop Pro (purtroppo quest'ultimo necessario per via di una mancata gestione dei batch di immagine e delle palette da parte di Gimp, funzionalità che nell'ambito del MUGEN sono del tutto basilari, soprattutto quando si ha a che fare con una mole elevata di sprites, circa 200 per ogni character circa).
Blender è stato utilissimo per ottenere sprites davvero facilmente, bastava animare il character con le mosse giuste e codificarlo in palette con Paint Shop Pro (con funzionalità di batch processing di immagine) è stata una tecnica già usata in passato.
Ho usato inoltre Particle Illusion per gli effetti immagine, come gli sparks e i "proiettili" di gioco (fireballs, laser, esplosioni e quant'altro), sempre in combinazione degli altri programmi.
Utilissimo è stato il tool Fighter Factory sviluppato da programmatori indipendenti attivi nella scena MUGEN.
Le musiche sono state realizzato con l'uso solito di LMMS, Linux Multimedia Studio. Ho riutilizzato alcune tracce del mio repertorio ed altre più recenti e credo che siano attinenti agli stages e alle situazioni rappresentate.
Concettualmente, devo dire che questo gioco ha previsto una realizzazione molto "free", o addirittura "freak". Se non fosse stato per questioni legate al copyright, si sarebbe chiamato "Fart of Fighting", "Crazy Fighters", "Freak Fighters", ma alla fine ho optato per "Super Cranky Fighters" da "cranky", termine anglosassone di valore ambiguo tra "irritabile" e "bizzarro".
Il risultato finale è stato un mashup stramboide di personaggi buttati proprio lì, dalle proporzioni "chibi" (testa grossa, corpo piccolo) e dalle mosse quasi uniformate, ma dal gameplay variabile in quanto ogni personaggio ha la sua storia e il suo modo di giocare oltre che alle sue caratteristiche come Energia, Difesa e capacità di Attacco.

Bhè che altro dire, andate su per scoprire meglio il gioco

http://supercrankyfighters.blogspot.com