giovedì 15 giugno 2017

Imbecillità

"Ama il prossimo tuo come te stesso", diceva Gesù.
"Ama il prossimo tuo, anche se è stronzo.", dico io. Sarà per questo che sono forse più affine ad una concezione esistenzialista basata sull'esistenza di due principali stati umani: l'odio e la calma.
Alcuni direbbero "amore" al posto di "calma", ma l'amore è invece una sotto-forma di odio. Sembra strano, ma spiegherò di seguito cosa voglio dire.
L'odio è quel sentimento che, si può dire molto sinteticamente, ti fa desiderare la morte o la sofferenza di qualcuno. Si genera principalmente come meccanismo psicologico di auto-difesa, in seguito ad attacchi fisici o psicologici ricevuti da persone che si sono mostrate come una minaccia, psicologica o fisica, alla percezione di sè.
La percezione di sè è un fattore che molti chiamano "ego". Se per esempio ci cade una tegola in testa, il danno fisico che ne riceviamo non decrementa il nostro ego. Ma se qualcuno ride di noi nel momento in cui ci cade la tegola in testa, quella persona diventa oggetto del nostro odio in quanto ha leso la nostra percezione di sè, il nostro ego.
Allo stesso modo, se una persona deteriora la nostra percezione di sè attraverso una minaccia fisica, un linguaggio scurrile o un'eccessiva confidenza, la nostra percezione di noi stessi decrementa, catapultandoci nell'odio.
L'odio, ovviamente, porta con sè innumerevoli forme di sub-sentimenti, quali per esempio: la paura di fallire in un possibile confronto fisico, la paura di fallire in una persecuzione penale, il desiderio feticistico di aggiungere fantasia al sadismo ideale da perpetuare sulla minaccia al nostro ego, la coscienza della propria ignoranza di fronte a certi aspetti del vivere civile, la sensazione di inadeguatezza fisica o psicologica nei confronti di certe situazioni non perfettamente previste.
L'inevitabilità, dunque, comporta necessariamente il confronto con la propria debolezza, le proprie manchevolezze.
Anzi, si potrebbe dire che la debolezza è lo status di ogni creatura vivente, probabilmente è lo status di qualsiasi cosa esistente, materiale o immateriale. Tutto è debole in quanto capace di cambiare, mutare forma. La stessa "sostanza" non è altro che forma interiore, tutto è forma mutabile, di conseguenza tutto è debole.
L'idea di "forza" potrebbe essere, dunque, totalmente illusoria ed ogni confronto con la Verità dei fatti potrebbe costituire un fattore generante "odio", appunto, nei confronti di chi ci cerca di diffonderla, farla capire, renderla comprensibile, anche ai più testardi.
Di cosa stavamo parlando, dunque? Ah sì, dell'amore. Avevo, poco fa, descritto l'amore come un sub-sentimento derivato dall'odio. Questo potrebbe sembrare il significato di una controversia legata ad una scarsa percezione del vero, ma potrebbe essere il vero.
Si "ama", a dire il vero, ciò che inizialmente si odia. Ciò che inizialmente si odia ma che ci rende capaci di riscontrare in noi stessi delle difficoltà interiori, delle titubanze, delle mancanze. Si ama, cioè, ciò che ci fa sentire contemporaneamente scarsi ma migliorabili.
L'odio, dunque, si porta dietro non solo l'amore, ma anche la speranza perchè quando si odia qualcosa, a dire il vero, si spera un giorno di oltrepassarla, capirla, obliterarla, lasciare al passato la memoria di quel qualcosa che si è odiato (o amato, perchè entrambe le forme prevedono un alto interesse psicologico da parte di chi odia o ama).
Di fatto, l'odio permette, oltre la speranza e l'amore, la dedizione per il semplice motivo che, anche se si odia qualcosa o qualcuno, ci si dedica a quel qualcosa, con interesse.


Quindi, l'odio è un buon sentimento.
E' l'inizio di ogni vero sentimento.
L'odio è la radice.

Per quanto certe persone sostengano che sia un termine estremamente negativo, l'odio non lo è. I media c'hanno abituato a vederlo come un fattore negativo, come un fattore negativo, ma in realtà i suoi esiti possono persino diventare ridicoli, il suo effetto può condurre all'orgoglio, l'orgoglio può condurre all'avventatezza, l'avventatezza può condurre al fallimento, il fallimento può essere un fattore risibile. Ciò che apporta gioia (il risibile) può essere quindi, indirettamente, portato dall'odio.
Quindi, l'odio non è un sentimento negativo.
"Negativo" e "positivo" sono solo facce della stessa medaglia: la banalità, la gratuità del comprensibile, il volutamente trasmissibile. Ciò che ti è facile capire fa uso di questa dualità, dualità per imbecilli non pensanti. 0 e 1 sono fattori meccanici di base, sfruttati in combinazione per generare risultati molto più complessi anche se apparentemente banali.
La banalità, dunque, risulta sempre nell'esito finale di una qualsiasi comunicazione.
La semiologia, dunque, non è altro che un insieme di banalità, uno showcase di stronzate.

L'adeguatezza è uno dei fattori portanti di ogni comportamento che vuole mostrarsi imponente.
Mostrandosi "adeguati" ai canoni sociali si riesce più facilmente a sovvertirli, a fare in modo che le cose girino nel verso che ci aspettiamo. Ma in realtà l'affermazione di adeguatezza sottointende un reale desiderio di inadeguatezza, e il desiderio di inadeguatezza sottointende una naturale adeguatezza.


L'inadeguatezza civile di certi individui, per esempio, di fronte a situazioni che minacciano il loro ego, li può porre nella condizione di azzardare certe mosse sulla base dell'eccessiva confidenza in sè stessi, sulla base della propria convinzione, sulla base del proprio credo. Questi fattori (credo, convinzione, educazione, etichetta, etc.) si mischiano spesso con la propria emotività, scatenando risultati che possono avere esito "negativo" o "positivo", incrementale o decrementale nei confronti del proprio ego.

Se, per esempio, ci convinciamo di poter volare e ci lanciamo dal balcone della propria casa, il nostro ego verrà inizialmente soddisfatto dalla nostra compiacenza rispetto alle nostre convinzioni, ma il nostro corpo inevitabilmente ne soffrirà in quanto sprovvisto delle necessarie capacità di volo.

Esistono persone, dunque, convinte di aver ricevuto un torto da parte della vita o da parte di altre persone, che agiscono in maniera volutamente coercitiva, imponendosi nella situazione e pensando che il loro atto non riscontri alcun genere di obiezione. La coercizione, l'apperente "forza", è solo un atto di forzatura esercitato su quel campanello d'allarme che è la paura.
Ci si può illudere anche che, siccome si è in grado per un attimo di reprimere la paura, tale capacità sia continua.
Ma ciò non è il vero, poichè esistono persone sempre più disperate di noi che possono farci notare che la loro posizione non è affatto così avvantaggiata da permettergli anche soltanto di pensare che si possa agire di propria spontanea volontà in un mondo in cui le regole esistono e vanno rispettate.

Le regole, dunque, sono un modo per bypassare i campanelli d'allarme tipici dell'interazione spontanea con il proprio istinto.
Possono apparire estremamente benefiche, ma senza conoscenza del proprio odio, le regole appaiono solo come un sistema di privilegi che innalza di grado i più rispettosi (i più scaltri, a volte), ed abbassa i più istintuali.

Così come si prova paura per qualcosa, si prova pentimento nel distruggerla. Nel rompere le regole si può provare pentimento, così come nel distruggere una persona, un animale, un oggetto. Il tutto per un motivo essenzialmente legato alla perdita d'uso di quell'oggetto/cosa/persona.

La non-conoscenza delle regole, dunque, e la non-adesione ad un principio di rispetto legittimo, di reciproca tolleranza, può portare tali persone, specie se particolarmente disperate, alla considerazione di agire (o meglio, re-agire) in maniera sproporzionatamente peggiore rispetto al torto subito.

Con il tempo si impara a non far diventare l'odio amore, si impara a passare direttamente alla calma e con calma manifestare l'odio, senza sbuffare impazientemnte, senza gambe che tremano, senza l'elettricità nelle mani, senza stretching per rilassare i bollenti spiriti, senza idee omicide da riservare a chi vorrebbe vederci fotterci con le nostre stesse mani, pregiudicando la calma stessa, la nostra condizione di libertà.

La vera libertà è il contenimento.

Le persone piene d'odio, in fondo, sono solo persone che hanno convissuto con una basilarità di sentimenti per troppo tempo, assefuandosene, abituandosi ad essa senza esplorare, innovare, differenziare o gestire il disordine interiore.

Risulta sempre difficile attraversare il percorso che porta dall'odio al perdono.
Il disgusto verso di loro rende il percorso lento.

Esiste, nell'animo umano, una volontà di reputarsi differenti rispetto a chi crede di poter interagire con noi, nonostante non si abbia alcuna voglia di farlo.

L'odio è, a volte, talmente forte, da farci sentire non affatto umani, non riscontrabili in nessun altro, imparagonabili, unici, soli, quasi messi al mondo come negazione piuttosto che come conferma: l'ennesimo tranello dell'ego.

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